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Da gennaio la tariffa rifiuti?

Dal gennaio dovrebbe partire la tariffa per i rifiuti che, dopo due anni di sperimentazione e di rinvii continui, sostituirà l'attuale tassa.
. E non è detto che anche stavolta non ci sia l'ennesimo rinvio, visto che ben pochi fra comuni, municipalizzate e aziende pubbliche e private di nettezza urbana sono già pronti a considerare non più i metri quadrati (la tassa rifiuti di oggi è quasi una "patrimoniale") ma l'immondizia realmente prodotta. In altre parole (sono le stime della produzione di rifiuti fatte da alcuni esperti) il negozietto di fruttivendolo (che ogni giorno getta cassette piene di fogliame, gambi e scarti) oggi paga infinitamente meno dell'autosalone che produce come tutta immondizia quotidiana qualche bolla e qualche fax, o di un immenso teatro. Così il single nella grande casa oggi fa poca immondizia e paga molto più di una famiglia numerosa, con bambini, merendine, pannolini e altre cose. Sono previsti circa a livello nazionale a carico dei cittadini degli aumenti medi del 20%. Per contro, dovrebbero calare altri prelievi fiscali operati dai Comuni, oppure dovrebbe esserci una maggiore disponibilità di fondi per altri servizi. Secondo il decreto Ronchi, questa tariffa avrebbe dovuto entrare in vigore già dal 1999, ma il provvedimento è stato più volte posticipato. Ora dovrebbe essere la volta buona. I cittadini pagheranno così per i rifiuti non più in base ai metri quadrati della propria abitazione, ma proporzionalmente alla quantità di rifiuti prodotta. I meno "spreconi" saranno quindi quelli che risparmieranno di più. La tariffa dovrà coprire integralmente i costi di gestione del servizio e si compone di una parte fissa e una variabile. La parte fissa è quella determinata in funzione delle componenti essenziali del costo del servizio e deve coprire i costi relativi alla pulizia delle strade, i costi amministrativi relativi all'accertamento, alla riscossione e al contenzioso, i costi generali di gestione, quelli comuni e quelli d'uso del capitale. Quanto alla parte variabile della tariffa, essa varierà in funzione delle quantità di rifiuti differenziati e indifferenziati prodotti da ciascun utente, ma anche al servizio fornito e all'entità dei costi di gestione. Dovrà coprire i costi relativi alla raccolta, al trasporto, al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti indifferenziati, i costi dell'organizzazione delle raccolte differenziate, del trattamento e del riciclo. Durante il triennio 2000-2002, l'Apat (Agenzia nazionale protezione ambiente e servizi tecnici) e l'Osservatorio nazionale sui rifiuti hanno effettuato un monitoraggio sulla sperimentazione della tariffa. Quest'anno i Comuni che fanno la sperimentazione sono 347 (il 4,3% del totale), per una popolazione residente di 3,8 milioni di abitanti. Le regioni più toccate dalla sperimentazione sono il Veneto e l'Emilia Romagna. Inoltre la sperimentazione è attuata soprattutto dai piccoli Comuni: il 34% dei Comuni che sperimentano la tariffa ha tra i 5mila e i 10mila abitanti. Le amministrazioni delle grandi città, sopra i 50mila abitanti, sembrano invece avvalersi molto poco della possibilità di sperimentare. Secondo il Rapporto annuale sulla gestione dei rifiuti, realizzato dall'Osservatorio, non è casuale che l'applicazione della tariffa si concentri prevalentemente nel Trentino, Veneto ed Emilia Romagna. È infatti in queste regioni che il sistema integrato di gestione dei rifiuti è più consolidato. Invece, la causa principale che spiega perché la sperimentazione non abbia preso piede nei grandi centri è che la copertura integrale dei costi può determinare un apparente aumento delle tariffe, che dipende dal grado di copertura raggiunto prima dell'applicazione del metodo normalizzato e dall'inserimento, nella tariffa di riferimento, di alcune voci di costo non previste in regime di tassa. Inoltre, il testo normativo lascia irrisolto il problema delle modalità di formazione del titolo esecutivo e della tutela nel caso di contestazione del titolo stesso.

 


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